INTRODUZIONE AL DOLORE

INTRODUZIONE AL DOLORE

Il dolore è qualcosa con cui tutte le persone sono entrate in contatto, per piccoli o grandi eventi. Il dolore come “segnale di allerta”, per un danno che si è instaurato nel nostro corpo (per esempio una distorsione ad una caviglia) o per una condizione che potrebbe arrecare danno (per esempio il contatto con il fuoco) è un meccanismo di protezione conosciuto.

Esistono diversi tipi di dolore e ciascuno è un evento personale: lombare, mestruale, da cancro, osseo, allo stomaco o all’intestino, neuropatico e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

 

Lo stimolo doloroso

Il nostro corpo per poter attivare il segnale d’allarme dispone di molti recettori, minuscoli corpuscoli inseriti nei vari tessuti che sono sensibili a diversi tipi di stimoli. I recettori hanno una vita breve, di pochi giorni; successivamente essi sono rimpiazzati da altri nuovi recettori. Quando uno stimolo è sufficientemente intenso e interpretato come un possibile danno, ecco che si attiverà un segnale elettrico, che dal recettore verrà indirizzato primariamente verso il midollo spinale. Questa attività è chiamata “nocicezione”.

La nocicezione non è una condizione necessaria, né sufficiente per arrivare a sentire dolore, in quanto il messaggio inviato dai recettori è solamente PERICOLO! Sarà il cervello a decidere se accompagnare, questo stimolo elettrico a quello che verrà percepito come sintomo.

Lo stimolo elettrico risale verso il midollo spinale e a questo livello c’è una prima stazione dove questo impulso potrà essere lasciato passare o arrestato (in un processo chiamato MODULAZIONE), nella sua via prima di raggiungere il cervello.

Quindi dal midollo spinale questo segnale raggiungerà la corteccia del cervello, i centri superiori che avranno il compito di integrare la nocicezione con la coscienza, le emozioni e il sistema degli ormoni.

Una volta che sia avvenuta questa integrazione a livello cerebrale, ci sarà la vera e propria esperienza personale di dolore.

Le vie dolorifiche: in rosso le vie che dalla periferia conducono lo stimolo al cervello, in verde la via che dal cervello conduce lo stimolo in periferia

Riassumendo quanto detto finora, si potrebbe dire che il dolore è il risultato di due parti: una percettiva (legata alla nocicezione) e una esperienziale (costituita da esperienze precedenti di dolore, dimensione affettiva, fattori socio-culturali e struttura psichica).

 

Trattare il dolore

A seconda del tipo di dolore occorre considerare importanti non solo i tessuti, ma anche pensieri, umore ed emozioni. La componente esperienziale gioca un ruolo primario soprattutto in certe categorie e non tenerne conto può significare un fallimento nella gestione e cura del sintomo stesso.

Esistono diversi tipi di sindrome dolorosa in cui sembra che la componente psichica possa essere uno degli attori principali. È il caso di:

  • fibromialgia
  • sindrome da fatica cronica
  • lombalgia cronica non specifica
  • dolore di tipo somatoforme

Per concludere nell’approccio al dolore è necessario ragionare in maniera “tridimensionale”, in quanto lo scenario di ciascuna persona è unico e personalizzato. È così auspicabile approfondire la conoscenza dei diversi ambiti della persona, al fine di proporre un trattamento che sia il più possibile mirato ed efficace in un approccio che sia, per usare un termine tecnico, di tipo bio-psico-sociale.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

“Psicologia clinica del dolore” – Enrico Molinari e Gianluca Castelnuovo – Ed. SPRINGER

“Il dolore muscolo-scheletrico” – FACT SHEETS dal sito IASP

“Cassetta di pronto soccorso del dolore” – pubblicazione CHANGE PAIN

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