LA PLASTICITA’ NEURALE

LA PLASTICITÀ NEURALE

Per anni gli studiosi si sono chiesti come potessero esistere persone molto più intelligenti della media, ad esempio Albert Einstein padre della teoria della relatività.

Il suo cervello diviso in 170 sezioni, è in mostra ora al National Museum of Health and Medicine di Chicago e gli ultimi studi compiuti dall’equipe di Weiwei Men hanno sottolineato come il cervello non fosse più grande del normale (pesava infatti 1230 g, un peso nella norma), piuttosto era un cervello i cui neuroni avevano un numero elevatissimo di connessioni.

Sezione del cervello di Einstein

Di seguito, cercheremo di capire meglio di cosa si tratta.

Per comprendere a fondo il processo della plasticità neurale, è bene avere chiari alcuni elementi di anatomia del sistema nervoso.

Il sistema nervoso centrale e in particolare il cervello è costituito da diversi tipi di cellule, i cui elementi principali sono i neuroni.

I neuroni sono costituiti da diverse parti e essi presentano, a partenza dalla superficie cellulare, delle diramazioni: un assone e molti dendriti. Gli assoni trasportano le informazioni dalla cellula nervosa verso l’esterno, i dendriti trasportano l’informazione verso il nucleo della cellula.

Rappresentazione schematica di un neurone

Gli assoni e i dendriti prendono contatto con altre cellule, nervose e non, in modo da permettere lo scambio di informazioni. Il punto di contatto tra cellule nervose si chiama sinapsi.

Per far comprendere meglio, si può paragonare il neurone come ad un lago. Le diramazioni sono costituite da più immissari (che sarebbero i dendriti) e da un emissario (che sarebbe l’assone). A sua volta l’emissario porta l’acqua ad altri canali (i dendriti), che convergono verso altri laghi (altri neuroni), in una rete d’acqua molto fitta.

Una schematizzazione della comunicazione tra diversi neuroni con le loro sinapsi

I neuroni del cervello sono stimati essere tra gli 80 e i 100 miliardi, le sinapsi sono stimate essere circa 100.000 miliardi.

Si può introdurre ora il concetto di plasticità neurale. Con questo termine si indica la capacità dei neuroni e dei circuiti cerebrali di cambiare, strutturalmente e funzionalmente, in risposta all’esperienza.

Il cervello è costituito da due emisferi e diverse aree cerebrali con funzioni specifiche come linguaggio, vista, memoria, udito, motricità, sensibilità, ecc. e queste aree sono tutte tra loro collegate da vie nervose.

Una rappresentazione virtuale della molteplicità di vie nervose all’interno del cervello

Questi collegamenti determinano l’abilità di scambiare informazioni e di interagire tra le diverse aree, al fine di ottenere un risultato.

Ecco un esempio:

Quando si apprende ad andare in bicicletta per la prima volta, c’è una certa difficoltà in quanto coordinare la pedalata, l’equilibrio e nello stesso tempo guardare la strada è un compito complesso. Con l’esercizio (e magari con qualche caduta) si impara a stare su due ruote e a pedalare in maniera sicura.

Una volta che si è appreso tutto questo, nel cervello è certamente cambiato qualcosa, si sono create delle nuove vie nervose tra diverse parti del cervello (si pensi al coordinamento tra vista, equilibrio e schema della pedalata) in modo da permettere lo svolgimento di quanto richiesto.

Le vie neurali per “andare in bicicletta” si sono create proprio con l’esercizio e con la ripetizione del gesto.

Questa plasticità neurale permette al cervello e all’organismo di adattarsi a delle richieste e nello stesso tempo è coinvolta nell’insorgere di alcune sindromi dolorose come l’emicrania o la fibromialgia.

È grazie anche a questo meccanismo di adattamento che è possibile il recupero funzionale dopo danni al sistema nervoso, come è nel caso del recupero post-ictus.

La neuroriabilitazione si occupa proprio di fornire degli stimoli specifici, affinché il cervello che ha subito un danno, possa riorganizzarsi e recuperare (in toto o in parte) la funzionalità perduta.

Per concludere si può dire che per mantenere la plasticità neurale attiva è necessario che tutto l’organismo sia “attivo”:  l’attività fisica, l’ascolto della musica, la meditazione e in generale allenare le abilità cognitive, emotive e sensoriali.

Tutto questo può aiutare il cervello (e tutto il corpo) a mantenere la propria efficienza fino in tarda età!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.