ARTROSI E DOLORE

ARTROSI E DOLORE
L’artrosi è un problema che affligge milioni di persone in tutto il mondo, con conseguenze che in alcuni casi possono essere molto invalidanti.
In Italia circa 4 milioni di persone soffrono in qualche modo a causa dell’artrosi (fonte ANMAR 2015), mentre negli Stati Uniti di America i sofferenti sono circa 30 milioni (a fronte di una popolazione totale di circa 300 milioni).
Sono questi numeri che devono far pensare all’importanza di tale condizione.

CHE COS’È L’ARTROSI?
L’artrosi è un processo di degenerazione coinvolgente la cartilagine, che riveste le ossa delle articolazioni. Da sempre si è ritenuto che fosse solo l’usura o un carico non ben distribuito sull’articolazione coinvolta, la causa di questa malattia; a partire dagli anni ’90, grazie ai progressi della biologia molecolare, si sono affacciate nuove ipotesi, che pur non trovando ancora unanimità, hanno cambiato radicalmente il modo di vedere questa malattia (ad oggi ancora non conosciuta in tutti i suoi meccanismi).
L’ipotesi più accreditata è quella legata ad un processo di infiammazione dell’articolazione coinvolta, dove inizialmente si svilupperebbe un’infiammazione locale (artrite e/o sinovite) e in seguito a questa, una cascata di eventi porterebbe alla degradazione progressiva della cartilagine e successivamente dell’osso.

Osservando alla radiografia un osso artrosico si può vedere come questo presenti delle superfici non più lisce, lo spazio tra le ossa si riduce fino ad avere la formazione di nuovo osso che causa deformità dell’articolazione stessa.

Dal punto di vista dei sintomi si può avere dolore nel movimento, soprattutto dopo un po’ che si utilizza un’articolazione o appena la si mette in moto, rigidità e fatica.
L’artrosi è classicamente considerata una malattia legata all’età: questo è vero, anche se ancora una volta non basta considerare il tempo che passa come la causa, poiché la situazione ossea a parità di età cambia da persona a persona. Anche in questo caso occorre tirare in gioco l’infiammazione e i cosiddetti radicali liberi che potrebbero avere un ruolo importante nella degenerazione cartilaginea.

DOLORE ED ARTROSI
Molte persone di età avanzata con artrosi, presentano risposte diverse al dolore: qualcuno presenta dolore molto intenso tale da limitare o impedire il cammino (nel caso sia coinvolta un’articolazione degli arti inferiori), qualcun altro presenta dolore sporadico e qualche altro non presenta dolore.
E in tutti i casi è comunque presente un quadro artrosico!

Non basta avere un’articolazione danneggiata per avere dolore. Questo lo si spiega in virtù del fatto che il dolore è influenzato da diversi meccanismi, una parte legata alla nocicezione (in questo caso l’articolazione degradata) e una parte che si potrebbe definire esperienziale (Introduzione al dolore).
In molte malattie e dunque anche nell’artrosi, vi sono molte convinzioni e paure che possono condizionare in maniera importante il dolore e la disabilità. È dunque importante conoscere quali sono le più frequenti, in modo da avere consapevolezza di esse.

In recenti studi è stato evidenziato come le CREDENZE più diffuse siano:

  • La malattia è legata all’età e come tale non è possibile fare nulla per arrestarla e/o curarla
  • I sintomi sono innescati da fatica e sforzi
  • I sintomi sono influenzati dai cambiamenti climatici
  • La fisioterapia fa sentire meno dolore, ma appena la si smette il dolore ritorna

Le PAURE più frequenti sono:

  • Soffrire ancora
  • Perdita della propria autonomia
  • Diventare un fardello per i propri famigliari
  • Perdere la mobilità di tante articolazioni

LE CURE ATTUALI

Sono molte le cure proposte per l’artrosi, dai rimedi popolari a quelli specialistici mirati.
La fisioterapia è una delle terapie più utilizzate: apprendere degli esercizi specifici, il recupero della forza e della mobilità sono gli obiettivi che si cerca di raggiungere in questo genere di trattamenti. L’efficacia della fisioterapia è dimostrata soprattutto nel breve e medio termine.

Assunzione di integratori a base di componenti della cartilagine, quali glucosamina e condroitina. Sono molto utilizzati, anche se la loro efficacia si è dimostrata un po’ controversa.

Assunzione di analgesici e antiinfiammatori. Gli analgesici tra cui il paracetamolo (Efferalgan o Tachipirina) o gli oppiacei (per esempio Palexia o Contramal per citare i più usati) agiscono unicamente sul dolore, in molti casi con buoni effetti. Gli antinfiammatori come Ibuprofene (Brufen), Naprossene (Momendol, Synflex), Ketoprofene (Oki) hanno un’azione differente rispetto agli antidolorifici perché agiscono sull’infiammazione; questi ultimi hanno maggiori effetti collaterali soprattutto a carico dello stomaco e dell’apparato digerente.

Infiltrazioni di acido ialuronico. Quest’ultimo che è un lubrificante dell’articolazione, è utilizzato come approccio quando l’articolazione presenta segni di degenerazione, ma non ancora tale per cui è necessario un intervento chirurgico.

Chirurgia ortopedica. Si ricorre alla chirurgia quando la compromissione dell’articolazione è molto avanzata, quando dunque la funzionalità è molto ridotta e sia anche accompagnata da dolore. Si interviene con efficacia soprattutto sulle articolazioni di anca, ginocchio e in misura minore spalla.

LA CURA INTEGRATA E I PROGRAMMI DI EDUCAZIONE TERAPEUTICA
Il dolore e tutte le condizioni ad esso associate (come in questo caso l’artrosi) si possono considerare così di origine multifattoriale, dove la componente legata ai tessuti, quella collegata alle emozioni (compresa la paura), quella collegata alle esperienze pregresse sono in egual misura importanti e dunque per lavorare in maniera efficace sulla gestione del dolore è giusto affrontare ciascuna di queste componenti.
Ci si trova così a quella che si può definire una cura integrata, in cui la persona sofferente a causa dell’artrosi si trova a relazionarsi con diverse figure professionali, che potrebbero aiutarla nei vari passaggi collegati alla malattia.
Avere corrette informazioni riguardo la malattia permette di limitare quanto c’è di sconosciuto e dunque di sentirsi più “padroni” della situazione.
Infine un programma terapeutico in cui si combinino esercizi (magari anche in gruppo), un sostegno ricevuto da parte del medico di base, del fisioterapista, dei famigliari permette una netta riduzione del dolore e della disabilità.

Bibliografia
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Francis Berenbaum, Pierre Chauvin, Christophe Hudry, Florence Mathoret-Philibert, Maud Poussiere, Thibault De Chalus, Caroline Dreuillet, Françoise Russo-Marie, Jean-Michel Joubert, Alain Saraux – “Fears and Beliefs in Rheumatoid Arthritis and Spondyloarthritis: A Qualitative Study” – Plos One (2014)

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