L’INTEROCEZIONE

L’INTEROCEZIONE
L’interocezione nacque nel 1906 introdotta dal neurofisiologo sir Charles Sherrington che lo definì come l’insieme degli stimoli che giungono dagli organi interni viscerali.

Il prof. sir Charles Sherrington, neurofisiologo e poeta

A partire dagli anni 2000 il concetto è stato via via esteso e attualmente la definizione di Craig del 2002 è quella più completa e universalmente riconosciuta:

“Interocezione come percezione delle sensazioni fisiologiche dell’intero corpo”.

Descrivendola con altre parole essa può essere considerata come la capacità di avvertire/sentire in modo conscio ed inconscio i movimenti viscerali (tra cui battito cardiaco, respiro, peristalsi, sensazione di fame e sete, …) le modificazioni metaboliche (pH, pO2, …), la risposta interiore che hanno gli eventi tenuto conto della dimensione affettiva, emozionale e motivazionale.
Dunque si comprende come l’interocezione al momento sia un concetto ampio che comprende diversi aspetti della persona contemporaneamente: le emozioni, la fisiologia, il pensiero, il corpo, … si integrano e sono percepiti sotto forma di sensazioni corporee.

L’INTEROCEZIONE NEL CERVELLO
A livello cerebrale tutte le informazioni inviate dal corpo raggiungono diverse aree cerebrali tra cui l’insula, la corteccia prefrontale, l’area sensitiva primaria, la corteccia cingolata anteriore, la sostanza grigia periacqueduttale.
Tra queste l’insula (una porzione del cervello che si situa appena al di sotto della corteccia) ha un ruolo primario: a questo livello sembra si creino delle “mappe corporee” in cui diversi circuiti cerebrali portano le loro informazioni sovrapponendo sensazioni interne, sensazioni esterne, azioni, emozioni, motivazioni e pensieri.

Il lobo dell’insula, porzione chiave del cervello coinvolta nell’interocezione

Sebbene il termine interocezione sia stato usato a partire dagli anni 2000, occorre ricordare come sia dalla metà del secolo scorso, che si sono moltiplicate le pubblicazioni specialistiche relative alla capacità del corpo di processare le informazioni interocettive derivanti dai vari organi o sistemi.
Ne sono un esempio la capacità di percepire il battito cardiaco, la percezione della fame o della pienezza, il calore e il freddo, le sensazioni gradevoli e sgradevoli, …
La neurofisiologia insegna che l’insula sia coinvolta nei processi di attenzione, nel prendere decisioni, nella consapevolezza senso-motoria, nel percepire il tempo, nell’empatia, nell’ascolto e produzione di musica, nel dolore, nella regolazione dei sistemi organici.
Da questo si può dedurre che l’interocezione abbia influenza su molti comportamenti e più in generale nella regolazione di quel meccanismo fondamentale per il corpo che è l’omeostasi o se si vuole in un concetto più esteso l’allostasi.

LA RISPOSTA DELL’ORGANISMO
L’allostasi può essere considerata come la capacità di mantenere la stabilità dei sistemi fisiologici tramite un cambiamento, ossia la capacità dell’organismo di adattarsi alle diverse richieste dell’ambiente interno ed esterno.
Essa ha a che vedere con il concetto ingegneristico della resilienza, dove quest’ultima in psicologia è intesa come l’abilità a far fronte in maniera positiva ad eventi avversi o in generale stressanti.

La resilienza è un’abilità che permette di adattarsi in diverse condizioni di vita

Riassumendo quanto esposto sinora, l’interocezione è un’insieme di percezioni che coinvolge l’intero organismo che racchiude mente e corpo in una stretta relazione.
Si può capire come un’alta interocezione sia collegata ad una buona consapevolezza del sé, includendo la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie emozioni.
Aumentando la consapevolezza è possibile rispondere alle richieste dell’ambiente in modo più efficace, mettendo in gioco la resilienza e di conseguenza un’efficiente meccanismo di allostasi.

Un organismo con un’interocezione organizzata:
– Si adatta più facilmente
– Sopravvive
– È sicuro
Viceversa, un’interocezione alterata espone a:
– Affaticamento
– Entra in allerta e porta all’ansia patologica
Attualmente un’alterazione nell’interocezione è supposta essere alla base di patologie come:

  • Stress da disturbo post-traumatico
  • Anoressia e bulimia nervosa
  • Depressione maggiore
  • Dolore cronico

Per concludere, le possibilità attualmente oggetto della ricerca sulla capacità di aumentare la consapevolezza sono diverse. Tra le varie si citano la meditazione e la mindfulness che con la loro capacità di riorientare l’attenzione verso le sensazioni interocettive sono naturalmente votate alla consapevolezza.

L’ascolto del corpo e delle sensazioni ad esso collegate sono fondamentali per una buona consapevolezza

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Chiera et al. (2017), La PNEI e il sistema miofasciale: la struttura che connette, Edra, Milano.

Craig (2009), “How do you feel – now? The anterior insula and human awareness”, Nature Reviews Neuroscience

Haase et al. (2016) “When the brain does not adequately feel the body: links between low resilience and interoception”, Biological Psychology

2 commenti su “L’INTEROCEZIONE”

  1. Francesco dice:
    Francesco dice:
    Pubblicato il: Ottobre 10, 2018 alle 11:30 am

    Nel mondo della tecnica la resilienza è anche conosciuta come la capacità di riacquistare la condizione di partenza, in seguito ad una sollecitazione, in genere esterna. Questo è applicabile alla condizione umana? Magari con una consapevolezza aumentata, dopo la sollecitazione, per quello che questa lascia impresso in ogni canale del nostro essere, e che viene “metabolizzato”.

    1. Paolo dice:
      Paolo dice:
      Pubblicato il: Ottobre 24, 2018 alle 6:22 am

      Quando c’è una sollecitazione si crea una perturbazione e l’uomo per la sua sopravvivenza deve adattarsi. La sollecitazione può derivare dall’ambiente o da un pensiero. Rispettando le regole che normano l’organismo (allostasi), occorre che l’organismo sviluppi strategie di adattamento, pena l’estinzione. Se ci riesce, quell’uomo avrà contribuito alla propria e altrui evoluzione (anche in senso darwiniano)

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